Elisabetta Chiarelli

Il 15 settembre 1994 moriva Moana Pozzi, uno dei personaggi più iconici e divisivi del panorama culturale italiano degli ultimi quarant’anni. Nata a Genova nel 1961, figlia di un ricercatore nucleare e di una casalinga, dopo il liceo scientifico e alcune esperienze televisive e cinematografiche minori, approdò nel mondo del cinema 'hard' nel 1981, per divenirne, ben presto, l’emblema assoluto e acquisire uno spazio sempre più rilevante sulla scena pubblica di quegli anni. Ospite in numerose occasioni dei più rinomati salotti intellettuali della televisione italiana, al centro di frequentazioni significative con personalità di spicco della cultura e delle istituzioni, tra cui l’ex presidente del Consiglio, Bettino Craxi, rimarchevole è anche la sua esperienza politica. Infatti, nel 1992, rifonda il Partito dell’Amore, istituito originariamente da Riccardo Schicchi e da  Mauro Biuzzi per orientarne il programma politico su tematiche sociali di emergenza nazionale, come la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. L’esito infruttuoso della campagna elettorale, nel 1993, seppur per una manciata di voti, precedette di poco tempo l’esordio della terribile malattia che, nel giro di sette mesi, condurrà Moana Pozzi alla morte, avvenuta a Lione (Francia). Il decesso dell’attrice, avvolto dal mistero per numerosi aspetti, tra cui, in particolare, l’estrema segretezza con cui si sarebbero svolte le sue esequie e la sua cremazione, nonché il fatto che la sua famiglia non ha mai voluto rivelare il luogo preciso in cui sono custodite le sue ceneri, si pone a sugello di un’esistenza unica, a connotare una personalità fuori dal comune, celebrata persino nel mondo dell’animazione con un cartone animato a lei dedicato. A conferma del balzo di senso impresso da Moana Pozzi alla società contemporanea. Dalle molteplici interviste, rilasciate in occasione dei programmi televisivi in cui veniva invitata e che, ancora oggi, vengono riproposte sui social, conosciamo una donna il cui fascino s’impose per l’elevato spessore intellettuale e culturale, più ancora che per la prorompente avvenenza. Le sue risposte ponevano in luce talune verità fondamentali, come il fatto che l’erotismo e la sessualità rappresentano, in primo luogo, uno stato mentale e non possono prescindere dalla conquista dell’intelletto. Stupì l’opinione pubblica, quando raccontò che la sua educazione sessuale era avvenuta attraverso la lettura dei classici come, per esempio, 'L’amante di Lady Chatterley'. Spiazzò l’ipocrisia di facciata dell’Italia piccolo borghese, affermando serenamente come, a prescindere dal suo lavoro scabroso di diva del cinema per adulti, si riconosceva capace di amare qualcuno sino in fondo, di coltivare una sua profonda spiritualità e di credere in valori autentici come la fedeltà e l’affetto imperituro per i suoi genitori. Per la prima volta, il concetto di piacere sessuale come vitale forma di autorealizzazione della persona, smise di rappresentare un tabù. Con ironia e candore si interfacciava con i vari conduttori televisivi e le loro domande spesso insidiose, a tratti dense di pregiudizio. Pregevole e disarmante l’estrema spontaneità con cui, in numerosi interventi, palesò il suo attaccamento alla vita, il fatto di considerarla, di per sé, un dono da fruire con coraggio e libertà, ma anche di lasciarla andare qualora il destino avesse deciso diversamente. Le sue dichiarazioni hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica tematiche inedite per l’epoca, quali l’eutanasia e la scelta di rinunciare alla maternità, che per Moana Pozzi era correlata a un profondo senso di responsabilità, in rapporto al ruolo da ella ricoperto come diva dell’hard. L’incredibile spinta progressista che l’attrice ha impresso, all’incirca quarant’anni fa, alla società italiana, oggi registra una drammatica regressione. Anche alla luce delle ultime esternazioni pubbliche compiute da importanti esponenti della scena politica nazionale. Dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che si è assunto l’onere, non richiesto, di tracciare l’identikit della moglie ideale, lunghezza dell’orlo della gonna compreso, alle battute volgarmente sessiste e 'da casema' del deputato europeo, Roberto Vannacci, culminate nell’indecorosa manipolazione da egli compiuta, tramite l’ausilio dell’Intelligenza artificiale, di una foto che ritrae la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, per ripriporne l’effige in abbigliamento succinto, al fine di sminuirne il valore politico. Questi fatti dimostrano, purtroppo, quanto sia ancora drammaticamente lungo il percorso che la società italiana deve compiere verso la piena acquisizione di una parità di genere, per accettare che la donna, in particolare, ma anche qualsiasi essere umano, possa essere ciò che vuole in questa vita, esprimere la propria identità in tutte le sue declinazioni, esplorare ogni sfaccettatura della propria personalità, anche nelle sue più intime contraddizioni, poiché é proprio in questo che risiede la cifra del suo valore umano. Forse, è proprio l’intensità di quest’ultimo a fare paura. E per tale ragione, si ricorre ai consueti metodi funzionali a screditare l’avversario, a farlo sentire in difetto o inadeguato rispetto a parametri preconfezionati e vuoti di senso. L’enigma che ha caratterizzato la vita di Moana Pozzi e che, in fondo, accompagna  l’esistenza di ognuno di noi, rappresenta un patrimonio inestimabile, da custodire strenuamente. Moana, dall’esistenza così complessa e dalla personalità indecifrabile, vestita di bianco e avvolta da un’aura di purezza senza tempo, così come sua madre ha raccontato di averla sognata dopo la sua morte. E appare così, nell’ultima immagine che la Storia ci ha consegnato di lei. A dimostrazione che l’essere umano è una creatura straordinaria, impossibile da incasellare e da piegare a qualsivoglia giudizio, padrona del suo mistero e del diritto. Parafrasando le parole pronunciate nell’epilogo del 'Ludwig' di Luchino Visconti, l'intrigante Moana ha voluto: "Rimanere un enigma per sé e per gli altri”.

 


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