
Una volta si diceva: "Mamma li turchi". Oggi, però, viene più spontaneo esclamare: "Mamma la benzina"! Guardiamo l'indicatore della nostra autovettura, che segnala la quantità di carburante su cui possiamo ancora contare e ci prende un sentimento di scoramento. Perché? A causa dei costi altalenanti e decisamente in salita degli ultimi tempi. E cosa dire di chi, per lavoro, ha la necessità di percorrere tragitti lunghi? Quasi quasi, siamo contenti che l'estate, con le sue lunghe code in autostrada o ai caselli e le migliaia di auto che percorrono centinaia di chilometri per raggiungere i luoghi di vacanza, siano alla nostre 'spalle'. Altrimenti, oggi per fare un 'pieno' dovremmo lasciare al benzinaio un: “Pagherò”. A tutti è capitato, almeno una volta, di rimanere bloccati in una estenuante e chilometrica 'coda' in autostrada e ciò ci ha resi più sensibili a quanto potrebbe accaderci in viaggio. E viene da pensare: “Quasi quasi, meglio l'auto elettrica”. Così, ci siamo chiesti come ce la caveremmo se fossimo in viaggio con un veicolo elettrico, magari di piccola cilindrata, dunque con un'autonomia non eccezionale, bloccati in una 'coda' autostradale dalla quale non si può uscire facilmente. Abbiamo iniziato a considerare quelle che possono essere le problematiche di questo tipo di auto in generale, oppure del loro utilizzo nelle diverse realtà italiane. Partendo dalla questione principale: il costo di acquisto iniziale più alto rispetto ai veicoli termici equivalenti, Poi, c'è da aggiungere quella che potremmo definire "ansia da autonomia", data dalla possibilità di ritrovarsi ad affrontare lunghe 'file' con un conseguente consumo maggiore e non previsto nella pianificazione dei tempi di ricarica. Le soste saranno più lunghe, rispetto al rifornimento di carburante tradizionale, non soltanto a causa del tempo necessario per ricaricare, ma anche per le 'file' che si potrebbero venire a creare. In autostrada, ma anche nelle strade urbane. A ciò si aggiunga l'incertezza legata alla disponibilità e manutenzione delle colonnine pubbliche nelle varie realtà urbane e metropolitane. Sì, è vero: in città si possono prenotare, ma non sempre sarà libera nell'orario e nel luogo in cui servirebbero. E se abbiamo fretta, come si fa? Potrebbero esserci delle oggettive difficoltà: in primis, la rete di ricarica pubblica non è ancora così capillare. Dopo la tanta pubblicità fatta e gli iniziali incentivi di vario genere, ci si attendeva un aumento considerevole del numero di postazioni adibite alle ricariche. Ma così non è: se ci capitasse di trovarci di fronte a problemi di manutenzione delle colonnine, un guasto ai terminali di pagamento o anche alla necessità di dover utilizzare diverse app e tessere per i vari operatori, le cose potrebbero complicarsi. Pertanto, oltre alla spesa iniziale, oggettivamente maggiore, bisogna tener presente il costo dell'installazione della colonnina di ricarica, se si usufruisce di un proprio 'posto-auto', oltre a quello dell'energia che, diciamocelo, non è poi così basso. All'inizio, gli incentivi riguardavano anche possibilità di entrare liberamente nelle zone Ztl (zone a traffico limitato, ndr) e la gratuità dei parcheggi sulle strisce blu, cioè a pagamento. Adesso, non più. Inoltre, il valore residuo dell'usato è instabile, per via del progressivo decadimento della batteria e del rapido sviluppo tecnologico del settore. Per non parlare dell'autonomia reale della ricarica su strada, anche quando le case automobilistiche la riportano, la quale varia in base al nostro stile di guida, alle temperature esterne ed interne, all'utilizzo del climatizzatore, alle condizioni del terreno. I tempi di ricarica, nonostante siano stati ridotti grazie alle colonnine 'fast' e 'ultra-fast', richiedono comunque soste più lunghe dei classici cinque minuti dal benzinaio, dieci se c'è la 'fila'. E’ vero: la manutenzione ordinaria è più economica. Tuttavia, alcuni guasti, come quelli al 'pacco-batteria' o all'elettronica di potenza, possono avere costi di riparazione elevati e fuori garanzia. Insomma, con tutte queste premesse, anche la gestione delle 'gite fuori porta' potrebbe cambiare, tenendo conto delle strade che si devono percorrere e delle soste da effettuare. Non si può più iniziare un viaggio all'ultimo momento o modificare i piani della giornata gironzolando per le vie, senza dover tenere a mente i chilometri che si stanno percorrendo, che in città, tra mille impegni, a volte possono diventare più del previsto. Se poi, a fine giornata, si 'scappa' a cena fuori, magari dall'altra parte della città per raggiungere gli amici senza aver calcolato la strada in più, si può incorrere nella spiacevole situazione di ritrovarsi a corto di ricarica in zone con le colonnine non a portata di mano. In conclusione, i motivi di perplessità per la mancanza di una estesa rete pubblica di colonnine di ricarica, per il momento rimangono quelli da dover tenere in maggior considerazione. Terminata la carica, cosa succede se il cavo della colonnina rimanesse bloccato o si presentasse un altro tipo d’inconveniente e fosse necessario chiamare l'assistenza? In questo caso, non potremmo contare sull’addetto, come dal benzinaio tradizionale. E ci si ritrova 'inchiodati' sul posto, in attesa che giunga un operatore. Potrebbe, infine, capitare che i posti di ricarica siano occupati dali veicoli classici, oppure dalle elettriche lasciate in sosta ben oltre la fine del servizio, perché non si trova altro posto dove parcheggiare. Infatti, tali problematiche si moltiplicherebbero con l’aumento dei veicoli elettrici circolanti e, insieme al numero delle colonnine, dovrebbe aumentare anche la buona educazione: noi la vediamo ‘dura’. Almeno, per il momento.