
In questi giorni, abbiamo celebrato un referendum confermativo costituzionale. Tuttavia, nell'esercizio di tale diritto sono emerse delle gravi criticità specifiche per i 'fuori-sede' italiani, che sembravano superate grazie al decreto legge n. 27 del 19 marzo 2025 (coordinato dalla legge di conversione n. 72 del 2025, ndr). La norma, infatti, aveva introdotto una disciplina 'sperimentale' per chi domiciliava fuori dal proprio comune di residenza, per motivi di studio, lavoro o salute. Per votare nel comune di domicilio sarebbe cioè necessario presentare un’istanza entro una certa data; il comune di domicilio, a sua volta, avrebbe dovuto rilasciare, entro un mese di tempo, un'attestazione di ammissione al voto, obbligatoria per accedere al seggio. Questa volta, le cose sono andate in maniera completamente diversa: mentre gli elettori domiciliati temporaneamente all'estero (per almeno tre mesi, ndr) hanno potuto votare per corrispondenza — previa opzione da inviare entro il 18 febbraio 2026 — per i 'fuorisede' in Italia la procedura non è stata la stessa. Dopo le aperture sperimentali dell’anno scorso, le complicazioni di quest'anno hanno causato profonde frustrazioni tra gli studenti. Molti universitari considerano l’obbligo di tornare al comune di residenza una limitazione della propria libertà di voto. Gli sconti sui trasporti sono ritenuti insufficienti, specialmente per chi deve percorrere lunghe distanze. E cambiare residenza, che potrebbe sembrare una soluzione, risulta spesso impraticabile, a causa delle ripercussioni economiche sull'Isee familiare e per la natura intrinsecamente temporanea del domicilio studentesco. Il docente di Filosofia presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, professor Emiliano Ippoliti, ha definito "una follia" il fatto che, in un mondo digitalizzato “si debbano ancora sospendere attività e forzare spostamenti fisici per votare”. E ha descritto le procedure attuali come “ancorate a metodi obsoleti”, auspicando l'introduzione di un voto online sicuro o sistemi più "smart", pur riconoscendo “le sfide legate alla privacy e alla segretezza del voto”. Le stime indicano che l'affluenza giovanile potrebbe scendere sotto il 60-70%. Oltre a ciò, molti giovani riferiscono difficoltà nel comprendere i temi referendari, lamentando una narrazione mediatica scarsa o distorta, che ha reso i quesiti difficili da decifrare senza competenze giuridiche. Alcuni vedono in queste complicazioni burocratiche come un tentativo indiretto di limitare l'affluenza di categorie potenzialmente critiche verso il governo. Tuttavia, emerge anche un forte senso del ‘dovere civico’: per molti studenti, non votare a vent'anni viene vista come una 'rinuncia' prematura al proprio futuro. In conclusione, sebbene votare sia un dovere di ogni cittadino, esso è prima di tutto un diritto, il cui esercizio non può dipendere dalla capacità di spesa del singolo, né essere limitato da vincoli fiscali o dall'obsolescenza dei metodi. Il voto dovrebbe essere accessibile, gratuito e tecnologicamente al passo con i tempi. Per tutti, a cominciare dai fuorisede.


Poteva essere il referendum del coraggio, come quello sul divorzio; invece è stato il referendum della paura, come quello sul nucleare. Il referendum sul nucleare ci ha resi - e tuttora ci rende - tutti più poveri. Il referendum sulla giustizia ci porterà, come conseguenza politica, più populismo pauperista, più odio sociale, più autoritarismo giudiziario. Ma non c'è da disperare: alla fine saremo tutti felici, in fila per tre, a cantare ‘Bella ciao’.


La salute e la sicurezza di chi lavora in prima linea per tutelare la collettività sono stati il tema centrale della tavola rotonda 'Salute e sicurezza: proteggere chi protegge, dallo sport agli interventi operativi', tenutasi il 17 marzo scorso, dalle ore 9.00 alle 13.00, presso l’Auditorium del Palazzo delle Federazioni di viale Tiziano n. 74 a Roma. L’incontro era organizzato da Ciu Unionquadri (Confederazione italiana delle Unioni delle professioni intellettuali, ndr) insieme a Conapo – Sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco, da Ona – Osservatorio nazionale amianto e dal Comitato nazionale italiano 'Fair Play'.




Visionabile su Prime e YouTube, il film 'Boy erased' (uscito in Italia con il titolo 'Vite cancellate', ndr) ha una trama molto attuale, che ha il merito di aver anticipato il rigurgito populista e iperconservatore che sta attraversando tutto il mondo con esisti discutibili. Nel 2004, il diciannovenne Jared, figlio di un pastore battista di una piccola cittadina dell'Arkansas, viene costretto a partecipare a una terapia di conversione dall'omosessualità, pena l'esilio dalla famiglia e dagli amici. Jared si scontrerà con il suo terapeuta Victor, che guida il programma di recupero chiamato 'Love in Action'. Nel famigerato 'centro di conversione', i ragazzi confessano i loro 'peccati' davanti a tutti, non possono pronunciare o scrivere parole considerate oscene, né recarsi da soli alla toilette. Non importa se il peccato sia stato commesso o meno, perché Dio vede tutto e li ama. Un luogo di 'correzione morale' imbevuto di fondamentalismo religioso, attraverso un 'corso' dedicato alle devianze giovanili. Le violenze psicologiche che Jared e dei suoi compagni di corso devono subire durante la “conversione all’amore di Dio”, fanno parte di un programma ben preciso: i 'predicatori-terapeuti' devono sradicare le identità, le personalità dei giovani e imporre un 'volere', nuovo e superiore. L’omosessualità è catalogata al pari dell’alcolismo, della prostituzione o della droga: il male assoluto che mina la famiglia.

Si allarga l’emergenza meningite in Inghilterra, nata da un focolaio che ha avuto origine in un locale notturno della zona universitaria del Kent, nel sud del Paese anglosassone. Attualmente, si registrano due giovani vittime, di 18 e 21 anni, ma i contagi hanno raggiunto altre 27 persone infettate dal batterio del meningococco B. La malattia è da sempre motivo di preoccupazione a causa della sua viralità accentuata, determinata dalla sola esposizione ravvicinata tra individui e dalla rapida caduta del quadro clinico se non trattata con adeguati antibiotici. L’organo di sicurezza sanitaria nazionale britannica, la UK Health Security Agency, monitora da vicino la situazione confermando il numero dei contagi, tra i quali si registra una persona ricoverata in via precauzionale nella città di Londra e proveniente proprio dall’area del focolaio. In una nota apparsa sul sito del governo britannico, l’Agenzia per la sicurezza sanitaria ha inoltre affermato di aver reso disponibili gli antibiotici presso tutti i medici di base del Paese, per chi ha viaggiato nell’area del Kent. Il farmaco resta la prassi medica principale. Tuttavia, sta per essere avviato un programma di vaccinazione per tutti coloro che si trovano nel campus dell’Università del Kent, che conta tra studenti e personale almeno 5 mila persone.

La storia di Gino Paoli è controversa, ma al tempo stesso molto affascinante, degna di grande ammirazione. Soprattutto per i più, è ricca di grandi successi musicali, che hanno segnato indelebilmente la storia culturale e musicale del nostro Paese. C’è un dettaglio, però, che colpisce anche la nostra curiosità. Non tanto perché legato a quel proiettile che, nel 1963, si incastrò a pochi millimetri dal suo cuore, quanto alle cause che determinarono quel suo gesto, non riuscito, di tentare il suicidio, per fortuna sua e dei suoi tanti ammiratori. Sui giornali di 'gossip' risulta che tentò di spararsi quando si lasciò con l’attrice Stefania Sandrelli, all’epoca ancora minorenne, mentre lui era già sposato con Anna Fabbri, compagna di scuola e amica di banco di Luigi Tenco. Risulta anche che Tenco ebbe un incontro amoroso con la Sandrelli, dopo il quale Luigi telefonò a Gino con Stefania ancora in camera. Di questo episodio rimane, forse, soltanto la creatività dei due grandi artisti, entrambi autori di due diverse canzoni con lo stesso titolo: ‘Angela’, ovvero il nome del personaggio interpretato pochi mesi prima dalla Sandrelli nel film ‘Divorzio all’italiana’. Risulta anche che Tenco fosse in collera per certi atteggiamenti di Paoli, che molto aveva ottenuto, in termini artistici, dal grande Umberto Bindi, che fu davvero un maestro per tutti i cantautori genovesi. Quali ingiustizie Tenco volesse appianare rimettendo in ordine, a modo suo, le diverse situazioni caotiche che Paoli aveva creato con gli amici e, forse, anche con le compagne dei loro amici, approfittando della sua popolarità?