
L’atavica lotta della scienza contro le malattie neurodegenerative, i tumori e, in generale, verso le diagnosi maligne, potrebbe aver raggiunto un punto di svolta grazie alla scoperta delle nuove proprietà delle 'nanoparticelle'. Queste sono delle vere e proprie 'micro-macchine' dai molteplici utilizzi, che possono variare dallo svolgimento di compiti come il rilascio di farmaci o l’esecuzione di cicli di terapie secondo un 'pattern' programmato. La novità arriva dalla lavorazione della 'polidopamina': una 'catena lineare' costituita da molteplici molecole di dopamina legate tra loro (il famoso neurotrasmettitore, pare avere generiche funzioni da vettore di trasporto, ndr). L’impiego del 'polimero' nel settore medico è già noto. Ma l’intuizione del gruppo di ricerca dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), coordinato dal ricercatore Gianni Ciofani, è stata quella di modellare il 'polimero' dalla forma sferica a una struttura a 'nanotubi': delle microcavità con una lunghezza pari a circa un settantesimo rispetto a quella di un granello di sabbia e con un diametro circa 500 volte più sottile di quello di un capello umano. Tale modifica ha determinato un cambiamento delle proprietà del biomateriale, che gli ha conferito una marcata caratterista 'piezoelettrica', ossia la capacità di generare elettricità dopo aver ricevuto uno stimolo cinetico. L’applicazione del 'polimero' potrebbe, dunque, rilasciare stimolazioni elettriche all’interno del corpo, senza le limitazioni 'cablate', che potrebbero derivare da elettrodi esterni che non raggiungerebbero il medesimo risultato raggiungibile da una 'nanostruttura'. Non solo produzione elettrica, ma anche la capacità di assorbire calore da fonti di luce infrarossa, rilasciando singole molecole di dopamina se il polimero viene stimolato da ultrasuoni. Due attività che potrebbero avere implicazioni importanti, come la programmazione specifica relativa al rilascio di calcio nelle cellule per evitare ossidazione, stimolando, al contempo, l’attività cellulare nei tessuti potenzialmente danneggiati. La polidopamina e le sue nuove formulazioni potrebbero rivoluzionare le modalità terapeutiche in ambito medico, soprattutto in oncologia, nella medicina rigenerativa, nella neurostimolazione e nello sviluppo di dispositivi bioelettronici, oltre che come possibile strumento per il rilascio controllato di molecole terapeutiche nel sistema nervoso. La scienza indica, dunque, la via: le 'nanoparticelle' potrebbero essere il veicolo di nuove efficaci terapie contro patologie da sempre ritenute incontrastabili.