Daniela Binello

La cocca di Kohl ne ha fatta di strada e adesso è tutta concentrata a mettere in azione gli ingranaggi del famoso motore franco - tedesco che dovrebbe trascinare l’Europa fuori dal baratro. Nella prima settimana d’aprile, infatti, abbiamo visto sgambettare la coppia Merkozy a Londra, per il G20 col broncio, e poi a Strasburgo, Baden Baden e Kehl, sulla frontiera franco - tedesca, per celebrare come si conviene i 60 anni della Nato. La Francia di Sarkozy cambia strategia dopo 43 anni, da quel lontano 1966 cioè, in cui Charles De Gaulle stabilì che la politica militare del suo Paese dovesse smarcarsi dalla supremazia decisionista degli Stati Uniti. Ecco quindi, nel 2009, i Merkozy uniti in Europa e nella Nato. L’arcobaleno tornerà certamente a risplendere anche sui rapporti con Obama, con cui in particolare Sarkò è un po’ in uggia, ma il pragmatismo della Merkel calerà sul piatto le sue carte migliori (Obama, del resto, è quasi di casa a Berlino). Fu Helmut Kohl a scoprire il talento della Merkel e, riconoscendole qualità politicamente persuasive (Angie si è sempre occupata di comunicazione e propaganda politica), la fece eleggere in Parlamento a soli 36 anni. Da quel momento in poi vola sempre più in alto, ma lei non esita un minuto a voltare la schiena all’ex Cancelliere quando, nel 1999, Kohl è travolto dall’inchiesta di Mani Pulite alla tedesca. L’allora Presidente onorario della Cdu (Unione cristiano - democratica) è accusato di aver intascato copiosi finanziamenti illeciti per lui e per il partito. Lo scandalo è irrimediabile: Kohl decide di ritirarsi dalla scena politica. Per nulla ‘gattamorta’, però, la Merkel è autrice di un intervento dinamitardo sul Frankfurter Allgemeine (22 dicembre 1999) in cui prende le distanze da Kohl che “l’ha delusa” e invita gli altri a fare lo stesso. Non coinvolta nella vicenda, Angie diventa la nuova Presidente della Cdu. Ma non sarà questa l’unica volta, nè l’ultima, in cui Angela agirà come un killer nei confronti dei suoi sponsor politici: lo ha fatto durante l’ultimo scampolo di storia della Ddr (dossier Stasi permettendo), lo ripeterà durante tutta la sua carriera politica, davvero fenomenale per una donna così poco appariscente. Il suo vero nome è Angela Dorothea Kasner, figlia di Horst Kasner (pastore luterano) e di Herlind Jentzchs (insegnante di origini ebree polacche). Merkel è il cognome del suo primo marito, Ullrich, un compagno d’università con cui è stata sposata per meno di quattro anni. Angela divorzia da lui nel 1981, ma ne conserva il cognome, più tedesco del suo. Poi va a vivere con Joachim Sauer, docente di chimica, anche lui di origini ebree. Si sposano nel 1999. Non hanno figli. Per Angela non deve essere stato semplice crescere nella Ddr e diventare una ossie (tedesca orientale) obtorto collo. Perché suo padre scelse la Germania est e si trasferì da Amburgo a Templin, nell’Uckermark, nel 1954, poco dopo la nascita di Angie? Forse per convinzioni idealistiche o piuttosto per avanzare più rapidamente nella carriera (gli offrirono la direzione del Collegio pastorale per la formazione evangelica). Nello Stato ateo dei Lavoratori, infatti, il pastore Kasner ottenne due auto (abitavano a Quitzow, nel Brandeburgo) e la possibilità di viaggiare all’estero. Angela s’iscrive alla sezione giovanile (Fdj) del Sed (Partito socialista unificato della Ddr). Ottiene incarichi direttivi come agitprop di spettacoli teatrali e questo le sarà utile per avanzare negli studi senza scontrarsi con il potere. Si laurea in fisica a pieni voti e inizia una promettente carriera da ricercatrice. Ma in Angela si fa strada l’idea che il socialismo totalitario sia un sistema negativo, alla base di un’economia precaria, mentre ciò che più la stimola è la prospettiva di un compromesso storico nel segno di un’economia di mercato guidata da criteri d’efficienza e responsabilità individuale. La Merkel, anche oggi, dimostra di non essere troppo influenzata dai valori di stampo cattolico che condizionano spesso le politiche sociali e del mercato del lavoro. Per le sue convinzioni liberiste, infatti, si è scontrata spesso con i suoi colleghi della Cdu e soprattutto della Csu (Unione cristiano - sociale in Baviera, il partito conservatore più a destra della Cdu). E all’indirizzo di Papa Ratzinger il Cancelliere tedesco, unica fra i suoi colleghi capi di stato e di governo, ha mandato a dire di fare chiarezza sulla questione della revoca della scomunica al vescovo negazionista Richard Williamson. La Merkel, che parla correttamente inglese e russo, ha trascorso lunghi soggiorni in California, a San Diego, con il marito, quando lui lavorava come contrattista della Accelrys (intelligence software per il Pentagono). Niente di più sbagliato, però, nell’associare la forma mentis della Merkel alla Thatcher. Le due primedonne sono “separate dalla nascita”: tanto Maggie era contraria alla riunificazione delle due Germanie quanto Angie, partecipando all’escalation storica in prima persona, ne condivise appieno il processo e le pressioni internazionali, soprattutto degli Stati Uniti. Si snoda, intanto, nelle regioni della Germania, la maratona elettorale con gli appuntamenti “ponte” per arrivare al 27 settembre, data delle votazioni politiche. La Kanzlerin (cancelliera) che registra, tramite i sondaggi, una caduta di consensi da parte dell’elettorato più conservatore - così come verso il suo partito lo hanno dimostrato i risultati regionali - non può sottovalutare che uno spostamento di preferenze potrebbe giovare all’ascesa del suo sfidante d’autunno, Franck-Walter Steinmeier della Spd (Partito Socialdemocratico), attuale ministro degli esteri. Un test intermedio sarà quello delle europee di giugno, ma nel frattempo Angie deve dimostrare ai Tedeschi di essere all’altezza di fronteggiare la crisi. Nel primo trimestre di quest’anno le esportazioni di auto e macchinari sono calate del 30 per cento, i disoccupati hanno raggiunto quota tre milioni e mezzo e per salvare la Hypo Real Estate Berlino ha dovuto erogare 102 miliardi di euro, più altri 18 miliardi per la Commerzbank, secondo istituto di credito dopo la Deutsche Bank. In questo caso, però, lo Stato ne ha acquisito il 25 per cento. Si è parlato subito, perciò, di nazionalizzazione delle banche alla maniera della Ddr, anche se il 37enne neoministro dell’economia, Karl - Theodore zu Guttenberg (della Csu bavarese, nonché pargolo di una delle 200 famiglie tedesche più ricche), si è affrettato ad assicurare che, una volta risanate, lo Stato uscirà dalle banche. Altri 61 miliardi andranno alle infrastrutture e all’industria dell’auto (con 2.500 euro come premio rottamazione acquistando un nuovo veicolo). Sul futuro del gruppo Gm (General Motors) e Opel (di proprietà di Gm, ma con 25mila operai in Germania) è stato promesso, inoltre, un accordo di salvataggio sinergico tedesco-americano, il che significa per Berlino di mettere a disposizione un altro fondo di almeno 100 miliardi. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale nel 2009 la Germania spenderà per interventi anticrisi e stabilizzatori automatici il 3,2 per cento del pil, mentre gli Stati Uniti spenderanno l’equivalente del 3,5 per cento. Tre mesi fa era mezza Europa a chiedere alla Germania quanto chiedono oggi gli Americani all'Europa. La Cancelliera rifiutò di affrontare il problema per settimane, nonostante il quotidiano economico Handelsblatt, fra gli altri, le rimproverasse di non essere abbastanza determinata nell’imporre le sue idee facendo sue, magari, le proposte dell’Fdp (Partito liberale democratico). I liberali insistono tuttora per una riforma complessiva del sistema fiscale e non per quelle che definiscono “sterili misure una tantum”. Poi Angie sembrò ricredersi e varò un secondo pacchetto di stimoli fiscali, ma se ha imparato la lezione, in vista delle politiche di settembre, questa volta giocherà d’anticipo.


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