Cinzia RiontinoA prescindere dai litigi a sinistra e dalle subdole manovre a destra, in generale le cose non vanno molto bene, qui da noi. La nostra classe politica, infatti, interpreta malamente una determinata suggestione liberale, intendendola come sostegno all'iniziativa privata, abdicando quasi totalmente ai controlli sulle ripercussioni delle azioni private stesse nel settore pubblico, collettivo e sociale. In parole semplici, lo Stato italiano ha storicamente continuato a finanziare imprese il cui risultato, sulla bilancia dei pagamenti, era del tutto ininfluente nell’attivo e, viceversa, pesantemente condizionante sul versante passivo. Non è dunque possibile pensare che una simile politica economica appartenga a una qualsivoglia 'scuola' politica: tutto risulta alquanto improvvisato. Ben altra diviene, quindi, la questione da porsi: quella relativa al ruolo avuto in passato dai nostri rappresentanti politici. E su tale versante, a parte qualche eccezione, il buon ricordo dei passati decenni inizia a sfumare. Un benessere costruito attraverso una politica statale del 'laissez faire', adattata negativamente anche nel sociale, ha generato una massa di cittadini privi di ogni forma di etica solidaristica a sinistra, o cultural-nazionale a destra. Per esempio: la maggior parte delle nostre abitazioni sono state costruite abusivamente anche nei grandi centri urbani: un fenomeno contro il quale si è ricorso, per affrontare il dilagante problema, a una lunga serie di condoni adottati solo per necessità fiscali, non certo per la qualità 'ambientale' venutasi a generare. Inoltre, molta occupazione si basa ancora su un lavoro 'nero' o sottopagato, mentre sul lato delle professioni lo sviluppo tecnologico ne ha ampliato gli orizzonti a danno, tuttavia, della qualità professionale effettiva. In sostanza, il popolo italiano, di fronte a un’attività dello Stato particolarmente squilibrata sul versante fiscale, si è creato un proprio ordine individualistico, per non dire egoistico. E seppur ricercando una migliore qualità della vita, non intende mettere in discussione ciò che, legittimamente, ritiene di esser riuscito a 'strappare' a un mondo politico il più delle volte totalmente inadeguato.





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