La scrittrice Mariangela Camocardi festeggia i 25 anni di collaborazione con la casa editrice Mondadori. La sua penna è stata definita: “La firma italiana che fa sognare”. Il suo ultimo libro, intitolato ‘Chi voglio sei tu’, è ambientato nell’epoca delle ‘Belle Epoque’ e ha come protagoniste le ‘sciantose’. L’opera sta già riscuotendo molto successo tra le numerose lettrici del genere ‘romance’. Una grande autrice e un’affettuosa amica di tutti i ragazzi delle redazioni di ‘Periodico italiano magazine’ e ‘Laici.it’. Abbiamo quindi deciso di dedicarle un’ampia intervista sulle sue recenti novità professionali. Mariangela è, infatti, anche caporedattrice della rivista ‘Romance Magazine’, diretta da Franco Forte ed è una donna forte, che ha sempre creduto che i sogni si possano realizzare.
Il fatto che i verbi liberalizzare e privatizzare siano ormai utilizzati
come sinonimi dovrebbe essere insopportabile e allarmante, invece pare
normale e lecito. Peccato che comporti uno svilimento assoluto del
meraviglioso termine “libertà”, ma soprattutto, sul piano pragmatico,
rappresenti una vera e propria frode. D’altra parte perché
meravigliarsi, in un momento in cui “socialismo” e “comunismo” suonano
come parolacce, e dimenticando quanto di sano ci sia in una visione
della società che vede l’individuo agire in armonia con gli altri, si
sceglie di ricordare solo – e sono ormai slogan – che il socialismo ha
fallito, che il comunismo ha prodotto bagni di sangue.
L’hanno definita ‘primavera araba’ o, per darle un tono più colorito, la rivoluzione dei gelsomini. Altre simili espressioni descrivono i moti di proteste nel mondo islamico iniziati nei primi giorni del 2011 dalla Tunisia e poi diffusisi negli altri Stati. A un anno di distanza, è la Siria l’unico teatro di scontri attivo, ma dagli esiti ancora incerti, anche se l’Egitto ha vissuto, nelle scorse settimane, dei rigurgiti di violenza e la penisola araba è sotto stretta osservazione per le incalcolabili conseguenze di una sua possibile ‘implosione’.


Le esigenze della nuova società stravolgono il mondo del lavoro, portando le badanti in pole position come figura professionale più richiesta. Il numero di lavoratori domestici stranieri è quintuplicato raggiungendo 711mila presenze. È positivo il bilancio finanziario dell'Inps che riceve, nel 2010, 700milioni di euro. Nel complesso c'è un cospicuo versamento di contributi all'Istituto previdenziale pari a 834 milioni di euro, di cui l'83,9% da colf e badanti di origine straniera (699 milioni di euro). Nell'ultimo periodo (2001-2010) aumentano i contributi depositati del +274,8%, mentre la parte riguardante gli immigrati è del +487,6% (quasi sei volte). Se rapportiamo il valore delle somme pagate e il numero di lavoratori domestici, possiamo calcolare un versamento medio annuale a persona di 957 euro. Se gli italiani pagano 834 euro, gli stranieri si fermano a 985 euro, di cui 1.000 euro per i lavoratori extracomunitari e 946 euro per quelli comunitari. I dati emergono da una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, mediante un attento esame degli ultimi dati Inps sui lavoratori domestici iscritti all'istituto previdenziale.
Il tribunale civile di Firenze sta per annotare sul pubblico registro della stampa l’avvenuto cambio di direzione responsabile di www.laici.it, il quale vedrà presto la firma del sottoscritto. Non si tratta di uno sconvolgimento particolare: l’amico Alessandro Lozzi, che ha guidato la testata in questi primi entusiasmanti 10 anni di vita, rimarrà nel gruppo dirigente del sito in qualità di direttore editoriale e proprietario della testata medesima. Ciò a testimoniare una sostanziale continuità di linea che questo tenace organo di informazione vuole mantenere anche per il futuro. Nel corso di quest’anno sono inoltre previsti una serie di cambiamenti grafici che renderanno questo spazio ancor più vivace, ampliandone la capacità di informazione. Di recente, ho pensato spesso a questi dieci anni di lavoro: all’inizio, laici.it voleva occuparsi di singoli temi con riflessi anche sociali, culturali ed economico-scientifici che, tuttavia, rimanevano sullo sfondo, poiché il nostro profilo generale intendeva essere eminentemente politico. In seguito, un certo malessere nei confronti di un ambiente e di un dibattito via via sempre più desolante ci hanno spinti ad alzare il ‘tiro’ a un livello culturale e di analisi più alto, soprattutto al fine di evitare polemiche sempre più accese ed esacerbanti, oltreché inconcludenti. In tal modo, siamo riusciti a stimolare maggiormente il dibattito complessivo, anticipando spesso temi e argomenti, nonché fornendo indicazioni e suggerimenti che hanno allargato il circuito dei nostri lettori.
E’ difficile, se non impossibile, tracciare in poche righe la lunga e gloriosa storia del socialismo italiano. Si tratta di un’esperienza dura e complicata, spesso attraversata da lacerazioni e scissioni. Una storia che ha segnato tutto il Novecento e che ha visto il Psi al centro del dibattito politico sempre dalla parte dei più deboli e del mondo del lavoro. Possiamo dire che il socialismo democratico ha influenzato positivamente l’evolversi del Paese attraverso il graduale passaggio dal mondo contadino, segnato spesso dalla dominanza degli agrari, a uno industriale e dei servizi, con una crescita complessiva delle conoscenze e dei saperi che consentono all’Italia di essere l’ottava potenza economica della Terra. Un percorso, quello del Psi, che si è dispiegato nel campo del progressismo italiano in un rapporto difficile con l’altra ‘costola’ della sinistra: quella comunista. I peggiori momenti del Psi, in cui c'è stata una perdita di ruolo nazionale, sono stati quelli in cui l’autonomismo socialista è stato indebolito e accantonato a favore di una indistinta unità delle sinistre a egemonia comunista. Aveva ragione Giacomo Matteotti ad affermare che i socialisti debbono stare coi socialisti e i comunisti coi comunisti, non potendosi unire e confondere storie profondamente diverse e perciò necessariamente distinte. Le vicende internazionali, la seconda guerra mondiale e la successiva
divisione in blocchi hanno pesato sulle scelte unitarie del Psi a
sinistra.