Liliana ManettiNel libro di Paloma M. uscito poco più di un mese fa ed edito da Pegasus Edition, il nome dell'autrice è uno pseudonimo dietro al quale ha deciso di non svelarsi. Nel testo viene messo in pratica una sorta di 'esperimento sociologico': la scrittrice, laureata in comunicazione, marketing e pubblicità, è anche la protagonista del romanzo che si immerge, piena di curiosità, nella realtà di una famosa applicazione virtuale, che altro non è che una chat d'incontri per relazioni d'amore. La protagonista vive mille avventure fatte di sorrisi, arrabbiature, corteggiamenti e tanto altro, ritrovandosi in una realtà nuova e moderna, in cui lo spazio fisico lascia il posto a un'altra dimensione, dove spesso si pensa che possa essere più semplice incontrare "l'altra metà della mela", per dirla con Platone. Una realtà 'dolce/amara', in cui i rapporti autentici si perdono nel virtuale e gli amori sono più leggeri, spesso destinati a ridursi a incontri fugaci, ma che a volte esplodono anche nel grande amore duraturo. E' dunque il nostro moderno modo di amare, il vero protagonista di questo interessante lavoro: il 'vedo non vedo', il 'vero e non vero' della nostra identità dietro al computer, l'incontrarsi e salutarsi in modo veloce, o l'innamorarsi e il lasciarsi poco dopo, come  racconta Paloma M. L'autrice si sofferma proprio sul fatto che, nel nostro tempo, il termine 'impegno' spaventa. E che il grande amore conosciuto in giovane età, destinato a diventare l'amore eterno che colorava di rosa i nostri decenni passati, è ormai diventato 'fuori moda'. La nostra società, che va sempre più di fretta, viene raccontata come un mondo che a volte dimentica i rapporti veri, ma Paolma M., che abbiamo voluto incontrare, ci spiega anche che i 'social' e le applicazioni oggi diventano importanti, poiché la nostra necessità di incontro con 'l'Altro' è dura a morire. E che, se usati nel modo giusto, anche i 'social' possono essere d'aiuto alle nostre necessità.


AFORISMI FIORENTINI
Debiti pubblici
Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoLuigi Di Maio ha dichiarato che renderà pubblici i debitori della banca Carige. Ma se è 'pentastellatamente' normale rendere pubblici i debiti delle aziende, perchè mai quello studioso di Che Guevara che si chiama Di Battista ha dato di matto quando sono stati resi pubblici i debiti dell'azienda di famiglia? Tra l'altro, in gran parte erano debiti tributari, cioè soldi sottratti al popolo...





SOCIETA'
Dalla parte delle donne
Articolo di: Eleonora Mattia

Eleonora MattiaApprovati gli ordini del giorno del Pd che mi vedono prima firmataria alla legge di stabilità. Per contrastare la norma nazionale che consente alle donne di lavorare fino al giorno del parto; per contrastare il ddl Pillon; per distribuire anticoncezionali gratuiti ed estendere al Lazio le nuove politiche tese a evitare aborti e gravidanze indesiderate e a contrastare le malattie sessualmente trasmissibili; per prevedere fondi regionali che garantiscano il patrocinio legale dedicati alle #donne #vittime di violenza e maltrattamenti e alle vittime di discriminazione.


IL PUNTO
I soliti, banalissimi, luoghi comuni
Articolo di: Cristiana Zarneri

Cristiana ZarneriA Trieste, il vicesindaco locale si è vantato di aver gettato nel cassonetto dell'immondizia le coperte di un 'senzatetto'. Eletto primo 'furbo' dell'anno, veniamo allora a onorare anche il sindaco del comune di Fubine, nel Monferrato (Al), onorevole Lino Pettazzi, anch'egli della Lega, il quale ha invece raccolto, nel suo paese, coperte e vestiti per i senzatetto di Roma, per i quali - leggiamo dal suo profilo su Facebook - fa volontariato, portando loro cibo in piazza San Pietro quasi ogni sera. Ringraziamo chi si comporta in questo modo, poiché ci aiuta a bilanciare un 'quadro' che, generalmente, appare squilibrato sempre e solamente da una parte, come se solo le provocazioni siano degne di diventare una 'notizia'. E' vero: nel giornalismo, il cane che morde il bambino viene visto come una banalità, mentre il caso opposto diviene un fatto da sottolineare ed evidenziare, poiché colpisce maggiormente i lettori. Ma noi crediamo anche, che non si tratti di un meccanismo automatico: ci sono anche le notizie 'buone', che meriterebbero, ogni tanto, di essere valorizzate, soprattutto nei giorni di festa. Anche per non fare di tutta l'erba un unico 'fascio', come si è soliti dire in questi casi. Perché anche i deboli debbono avere chi li difende. E anche il 'cuore', vuole la sua parte. C'è chi è più sensibile, chi meno: in fondo, è una questione di sensibilità personale, intorno alla quale non si fonda, di certo, l'intera filosofia di un Partito. Soprattutto, quando si tratta di una forza politica destinata a rappresentare più 'anime' e, per l'appunto, sensibilità diverse. Il solo e unico problema, a questo punto, sarebbe quello di far diventare normale ciò che, in genere, viene considerato eccezionale. E viceversa.


L'OPINIONE
Un bel menar
non fu mai scritto

Articolo di: Lorenza Morello

Lorenza Morello"Non si può parlare di maltrattamenti in famiglia se un uomo picchia la moglie ogni tanto". Questa la tesi dell'avvocato Vincenzo Coluccio, legale difensore di un uomo di 41 anni, disoccupato, finito a processo dopo che la moglie lo aveva denunciato per le molteplici aggressioni fisiche, fatte di calci, pugni, schiaffi, oggetti lanciati e ingiurie. "Nessuna corte al mondo, o quantomeno in un Paese evoluto, figuriamoci se poi parliamo di un 'civilissimo' tribunale del nord potrà mai accogliere una tesi di questo genere. Anzi, il difensore che usi questa come strategia difensiva andrebbe come minimo segnalato al suo Ordine", penserete voi. E invece no: vi sbagliate di grosso. Perché questa oscenità è stata accolta ed è diventata parte della sentenza  della Quinta sezione penale del Tribunale di Torino, che nei giorni scorsi ha accolto l'argomentazione di questo 'novello Cicerone' avverso a una donna maltrattata. Donna che - così come il suo avvocato - era pressoché certa di aver vinto la causa. Ma a darle torto, o per meglio dire, un'ennesima 'botta' dopo quelle già percepite (che evidentemente, per la Corte, non erano sufficienti, tanto da non integrare gli estremi della condanna) è arrivata infatti la sentenza del giudice, che ha argomentato e stabilito come quegli atteggiamenti da lei subiti fossero "episodici" e in "contesti particolari", non in grado di "causare nella vittima uno stato di prostrazione fisica e morale". Non paga, la Corte ha anche voluto evidenziare l'assenza di "atti di vessazione continui, tali da cagionare un disagio incompatibile con le normali condizioni di vita", così come si legge nel dispositivo di sentenza.


SOLIDARIETA'
L'universitÓ per i rifugiati
Articolo di: Marcello Valeri

Marcello ValeriUninettuno è tra le 102 università selezionate dall'Onu per l'impegno dimostrato nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030. Il Rettore, professoressa Maria Amata Garito, ha infatti firmato in questi giorni a New York la dichiarazione con cui l'Ateneo entra a far parte dell'Universities #JoinTogether Network: una rete di università provenienti da tutto il mondo, creata per condividere idee e best practice tese a realizzare i Sustainable Development Goals (Sdg) dell'Onu, con un focus sull'obiettivo n. 16, che mira a promuovere società giuste, pacifiche e inclusive. #JoinTogether è infatti un'iniziativa globale guidata dalle Nazioni Unite, che ha l'obiettivo di cambiare le percezioni e gli atteggiamenti negativi nei confronti dei rifugiati e dei migranti, rafforzando il legame sociale tra loro e le comunità ospitanti anche grazie al contributo delle istituzioni accademiche. L'iniziativa si colloca all'interno dell'United Nations Academic Impact (Unai), voluto dall'Onu per rafforzare la relazione tra istruzione e sviluppo sostenibile. Nell'ambito della #JoinTogether Network Conference, che si è svolta il 7 gennaio scorso nella sede centrale dell'Onu, il Rettore Garito ha presentato il modello dell'università per i rifugiati.