Raffaella UgoliniLa recente pandemia da coronavirus ha dimostrato l'esistenza di un tempo biologico, di uno sociologico e di uno psicologico. E che tutto viene influenzato dalle nostre scelte personali. Ma al di là delle analisi scientifiche, esistono anche altri fattori che determinano la nostra vita, dettati dal 'modus vivendi' del singolo individuo. Innanzitutto, molte decisioni sono influenzate dalle abitudini e dalla vita che si vive. Ci sono, per esempio, sessantenni che vivono come fossero 'teenager' e giovani che osservano il mondo come se fossero già anziani. Pertanto, fare le scelte giuste e nel momento opportuno è fondamentale per dare una direzione alla propria vita. Alcuni nostri conflitti interiori, insieme a giudizi o sollecitazioni che provengono dagli altri, impediscono di riflettere in profondità. I giovani, in particolare, manifestano diverse fragilità, pur restando aperti, disponibili e generosi. Non sono più prigionieri delle ideologie come in passato, ma aspirano ad avere rapporti autentici. Essi sono alla ricerca della verità, ma non trovandola nella realtà, sperano di scoprirla dentro di sé. Un simile atteggiamento li predispone a ripiegarsi sulle proprie sensazioni e sull'individualismo, mettendo al proprio servizio i legami sociali e il senso dell'interesse generale. Anche se il contesto ambientale spesso non li aiuta a sviluppare una vera e propria dimensione spirituale, sono pronti a impegnarsi per alcune grandi cause. I giovani vogliono diventare psicologicamente autonomi, cercando di affermare il proprio io. Ognuno ha bisogno di sentirsi se stesso e di prendere le distanze dall'educazione ricevuta o dalle pressioni sociali. Tutte caratteristiche che li predisporrebbe a essere inseriti socialmente nel campo degli studi o in un'attività professionale. Ma quasi sempre finiscono col ritrovarsi, fatalmente e per lunghi periodi di tempo, in condizioni assai precarie: disoccupazione, instabilità psicologica, comportamenti indiscriminati e numerosi problemi di vita. Essi esprimono spesso il desiderio di acquistare fiducia in se stessi, vorrebbero liberarsi dei dubbi sull'esistenza e dalle paure. A volte, chiedono l'aiuto dei genitori, ma si tratta di una condizione che provoca disagio. La maggior parte continua a vivere nella casa paterna, mentre quelli che hanno tentato di andare a vivere da soli, spesso sono, ancora oggi, dipendenti dai genitori. In più, si ritrovano ad avere a che fare con una società che li considera giovani sino ai 40 anni e oltre, per poi improvvisamente fare a meno di loro: una logica di 'masticazione' e di 'sputo', nei loro confronti, da parte del mondo del lavoro. Tutto questo predispone a vivere in un mondo virtuale, senza contatti con una realtà deprimente e con persone che deludono. Ciò ha condotto due intere generazioni a perdere ogni riferimento sociale e senso di appartenenza. E sono queste le cause del crescente individualismo 'atomico', divenuto il nuovo conformismo del terzo millennio. Ci troviamo, insomma, all'interno di un fenomeno paradossale, che colpisce quasi tutte le aree culturali: da un lato, si vogliono rendere i giovani autonomi il più presto possibile; dall'altro, adolescenti e, soprattutto, 'post adolescenti' stentano ad attuare le operazioni psichiche della distinzione e della separazione. Tutto ciò è diretta conseguenza di un'educazione contemporanea, che produce soggetti troppo 'attaccati' alle persone e alle cose. Durante l'infanzia, i desideri e le attese dei giovani sono stati talmente sollecitati, a scapito della realtà esterna e delle esigenze obiettive, da far credere loro che tutto potesse essere manipolato in funzione dei propri interessi soggettivi. Successivamente, all'inizio dell'adolescenza, in mancanza di risorse sufficienti e di un sistema di 'puntelli' culturali, essi tentano di sviluppare legami di dipendenza in rapporti di gruppo o di coppia. Passano, cioé, dall'attaccamento ai genitori a quello sentimentale, restando sempre nella stessa 'economia affettiva', interamente basata su desideri e bisogni di possesso. Un'educazione troppo incentrata sul benessere affettivo a scapito della realtà, delle conoscenze, dei codici culturali e dei valori morali, che non ha aiutato la costruzione interiore delle persone e che ha finito col favorire l'espansione 'narcisistica' anziché un vero e proprio sviluppo della personalità, conducendoli ben presto alla superficialità. Alcuni non hanno mai imparato le regole della convivenza sociale, da quelle del codice stradale ai riti della vita familiare e sociale. Tutto questo è soprattutto colpa degli adulti, che hanno fatto di tutto affinché ai propri figli non mancasse mai nulla, inducendoli a credere di poter soddisfare tutti i propri desideri confondendoli con i bisogni. Ma lo scopo dei desideri non è quello di essere realizzati, bensì di costituire una fonte d'ispirazione, un obiettivo, un traguardo. Non avendo fatto l'esperienza della 'mancanza', da cui i desideri vengono elaborati, molti giovani diventano 'adulti incerti', che fanno fatica a differenziarsi e a distaccarsi dagli abituali oggetti di riferimento, per vivere una vita propria. Crescere significa separarsi psicologicamente, abbandonare l'infanzia e l'adolescenza. Ma per molti, una separazione di questo genere diviene difficile, perché gli spazi psichici tra genitori e figli si sono ristretti, fin quasi a confondersi. E quelli che hanno cercato di fare qualche passo in avanti, spesso vengono indicati come adulti pur non risultando coinvolti nel mondo della maturità: interiormente, vivono momenti di angoscia terribile, mentre all'esterno vengono percepiti come persone che hanno ormai raggiunto un proprio grado di equilibrio e di maturità. Ecco il perché di molti fatti di cronaca, spesso anche efferati, attuati da soggetti inaspettati, a lungo considerate persone normalissime, se non irreprensibili. Infine, l'allungamento della vita media lascia supporre che l'individuo abbia tutto il tempo per prepararsi e impegnarsi nell'esistenza. Ma tale speranza di vita, oltre a fungere da 'tappo generazionale' in molte professioni, crea la convinzione per poter 'restare giovani' a lungo, intendendo la giovinezza come un periodo della vita da 'congelare' nel tempo, nell'illusione che la 'porta' delle opportunità e delle disponibilità sia sempre aperta. Ma una gioventù così prolungata provoca solamente indeterminatezza nelle scelte di vita. Alcuni preferiscono rinviare tali scelte, al fine di ritardare l'ingresso nella vita adulta e non dover assumere impegni definitivi. Non interrogandosi sui loro problemi d'autonomia, non si sentono obbligati a fare scelte fondamentali. D'altro canto, in diversi settori della società si nota una forte tendenza alla sperimentazione: così i giovani possono lasciare la famiglia, ma ritornarvi dopo un insuccesso o una difficoltà. La differenza principale, rispetto alle generazioni precedenti, consiste nella propensione a vivere contemporaneamente diversi aspetti della vita. Aspetti, alcune volte, in stridente contraddizione tra loro, privi di ogni gerarchia tra bisogni e valori. Altri, invece, sono dipendenti dal bisogno di fare esperienze, poiché a causa della mancata trasmissione di valori e insegnamenti, si crede che tutto sia da scoprire o, addirittura, che si possa 'inventare'. Per tutti questi motivi, spesso i nostri giovani presentano un'identità vaga, flessibile di fronte alla molteplicità delle sollecitazioni contemporanee. Se, da un lato, la società moderna ha diffuso l'idea che l'uomo sia artefice del proprio destino e possa determinare, attraverso le proprie decisioni, la sua stessa esistenza, dall'altro non sempre scegliere risulta così facile, poiché ciò implica un'assunzione di responsabilità. In buona sostanza, molte persone sono bloccate dalla paura di prendere una decisione, per le possibili conseguenze che ne possono derivare.

PERCHE' E DA COSA MOLTI GIOVANI SONO 'FRENATI'

I principali motivi che frenano molte persone dal fare delle scelte, in genere, sono: a) disporre di troppe alternative: quando si hanno a disposizione varie opzioni tra cui scegliere, la mente va in confusione, per via di un eccesso di informazioni e della mancanza di criteri chiari su cui valutare ogni opzione; b) perfezionismo: spesso si diviene troppo esigenti con se stessi e ci s'impone di dover fare sempre la scelta migliore, temendo di sbagliare. Si finisce così con l'evitare di prendere una decisione, per non commettere errori e per il timore di non essere all'altezza; c) eccessi di razionalismo: se le scelte si fondano su ragionamenti esclusivamente razionali, si soffocano le emozioni e l'istinto, che sono parte integrante dell'Io; d) eccesso di emotività: è il caso opposto, cioè quello di scelte affidate soprattutto alle proprie sensazioni, le quali, per natura, sono mutevoli; e) dare un peso eccessivo alle conseguenze: ogni scelta ha innegabilmente un effetto sulla nostra vita. Ma se anche è vero che nessuna decisione dev'esser presa con leggerezza, è altrettanto vero che non bisogna dare troppo peso all'impatto di decisione sulla nostra vita. Raramente le decisioni prese sono irreversibili: quasi sempre esiste la possibilità di fermarsi, cambiare idea o intraprendere una nuova 'strada'.

CONCLUSIONI
Seguire il cuore e l'intuizione non vuol dire prendere decisioni avventate. Ogni scelta andrebbe presa in un momento di calma, in cui si è in grado di riflettere lucidamente e serenamente. Lo stress della vita quotidiana, invece, induce a pensare eccessivamente, o a perdere di vista gli 'obiettivi finali', concedendo troppo spazio a dettagli minimali o ininfluenti. E' inoltre importante saper distinguere quel che merita una riflessione da ciò che, viceversa, 'inquina' la mente di un giovane o di un 'meno giovane', offuscandola e sovraccaricandola di tensioni. Non sempre si fa la scelta giusta, ma non per questo ci si deve demoralizzare. Al contrario, occorre imparare dai propri errori, ascoltare le opinioni altrui e, al contempo, prendere una decisone in totale autonomia e consapevolezza: qualunque sia la scelta fatta, essa non determina mai l'intero corso della vita. E, nel caso si cambi idea, si può sempre trovare un modo per rimediare, dato che solamente gli 'stupidi' non rielaborano mai le proprie convinzioni.


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Caterina - Aiello - Mail - domenica 17 maggio 2020 14.11
Articolo che induce giovani e meno giovani a riflettere sul fatto che ad ogni etÓ c'Ŕ la possibilitÓ di scegliere e ogni scelta pu˛ non essere definitiva...Ŕ sempre questione di consapevolezza e forza delle proprie idee. Complimenti all'autrice.
Salvatore Terranova - Noto - Mail - domenica 17 maggio 2020 14.0
Complimenti all'autore!!!
Amanda Chicca - Roma - Mail - domenica 17 maggio 2020 10.32
Complimenti, un articolo che fa riflettere.

Grazie


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