Emanuela ColatostiUn milione di posti di lavoro. Non è la solita promessa, ottimistica e generica, dei nostri politici, vecchi e nuovi, ma una possibilità concreta, offerta dalle nuove tecnologie dell'ITC (Information and Communication Tecnology) e, in particolare, dalla 'Data Science', ovvero la 'scienza del dato'. Il come realizzarli è contenuto nel libro di Carlo Enrico Bazzani, intitolato: 'Data Science: al servizio dell'impresa e della società. Un primato italiano', edito da Armando Editore e presentato di recente alla fiera 'Più libri, più liberi', tenutasi a Roma Eur presso la 'Nuvola' di Fuksas. Ma cos'è, in concreto, la 'Data Science'? La materia è ancora sconosciuta ai più, soprattutto in Italia. Anche se, già oggi, essa incide sulla vita quotidiana di ogni singolo cittadino  che, in ogni sua azione - connessa o meno a internet - contribuisce, quasi inconsapevolmente, ad arricchire le banche dati. Un processo inarrestabile, poiché mosso dalla sete di sapere connessa al sogno, innato nell'uomo, di conoscere il futuro. Infatti, la 'Data Science' permette di studiare dati ed eventi, relazioni e correlazioni, andamenti e coincidenze, fino a compiere la 'magia' di riconoscere il passato e di prevedere il futuro di un qualsiasi soggetto pubblico o privato, sia esso un negozio o un'azienda, un ministero o altro ente. Una 'potenzialità' che può essere applicata, salvo rare eccezioni, a ogni sfera dell'attività umana, ovviamente con diverse percentuali di successo e a seconda del numero e della natura delle variabili. Un esempio di 'Data Science' non 'scientifico', ma nondimeno eloquente e 'spettacolare', ci viene anche dalla televisione con fiction di successo, come la fortunata serie televisiva americana 'Bull', mandata in onda nel 2016 dalla Cbs, in cui il protagonista - uno psicologo forense - è a capo di un team di esperti che elabora strategie difensive vincenti per i propri clienti, sulla base dell'analisi ed elaborazione di dati  caratteriali e non relativi ai vari soggetti 'in causa' (giudici, avvocati, giuria, testimoni e così via). Dunque, 'Sua Maestà' il dato. Viviamo una nuova età dell'oro, con tanto di 'corsa' alla conquista di questo nuovo metallo prezioso - i dati - per raccoglierli, catalogarli, elaborarli e tradurli in soluzioni utili, auspicabilmente, allo sviluppo economico e sociale dell'umanità. L'imprenditoria italiana di settore è riuscita a raggiungere posizioni di primato nella gestione di questa risorsa di inestimabile valore, date le infinite potenzialità di applicazione in ogni campo del vivere civile. Dobbiamo esserne fieri, ma anche consapevoli della necessità di dover rafforzare tali posizioni, perché la 'corsa' è mondiale e molto competitiva. Se si aprono nuove opportunità per i cittadini e, in particolare, per le imprese nella competizione globale, si aprono anche nuove problematiche di natura politica, economica ed etica connesse al possesso del 'potere dei dati', al loro utilizzo e alla loro incidenza sulla privacy. Una realtà complessa e delicata, che investe la classe dirigente del Paese. In primo luogo, quella politica, chiamata a favorire e guidare il progresso della società con equilibrio e trasparenza, con regole semplici e chiare, capaci di tutelare gli interessi nazionali. Il libro di Carlo Bazzani rivolge un chiaro richiamo in tal senso, offrendo un'ampia 'ricognizione' sulla Scienza dei dati e sulla sua utilità sociale ed economica. Un'analisi corredata da esempi di successo nell'applicazione delle nuove tecnologie da parte di aziende private e dall'amministrazione pubblica, centrale e regionale. Oltreché da un compendio di 'necessità' del settore: a) ammodernamento della Pubblica amministrazione; b) accelerazione del processo di digitalizzazione e interscambio dei dati, per migliorare, oltre ai servizi al cittadino, l'efficienza e la trasparenza, arginando disservizi, sprechi e corruttele; c) semplificazione legislativa; d) revisione dei modelli e delle procedure d'appalto. Un lavoro che dedica un'attenzione specifica ai giovani, affinché conoscano le grandi opportunità di lavoro, crescita e sviluppo che la 'scienza dei dati' offre. Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, nel triennio 2019/2021 servirebbero intorno ai 210 mila addetti, mentre il sistema formativo e accademico nazionale riesce a generare solo qualche centinaio di neolaureati all'anno. Inoltre, secondo gli studi sulla 'Nuova geografia del lavoro' del professor Enrico Moretti, docente della Berkeley University of California, per ogni nuovo occupato nei settori innovativi e ad alta specializzazione tecnologica, il tessuto socioeconomico locale esistente reagisce positivamente, producendo 5 nuovi occupati 'tradizionali'. Dunque, la 'Data Science' potrebbe generare, potenzialmente, più di un milione di posti di lavoro: la politica ne tenga conto. I giovani possono fare la loro parte, abbracciando questa nuova scienza consapevoli dell'opportunità che essa offre. Anche perché, a loro è affidata la missione di mantenere e rafforzare il primato italiano in un settore determinante, in generale, per lo sviluppo di una società libera.

L'autore
Carlo Enrico Bazzani è un giornalista professionista, membro dell'Associazione stampa parlamentare dal 1970 per l'Agi, l'Agenzia giornalistica italiana, della quale è stato a lungo Caporedattore politico-parlamentare. Successivamente, ha diretto il quotidiano politico 'La Discussione', fondato da Alcide De Gasperi e alcune testate di settore. Nel corso dell'ultratrentennale attività professionale ha collaborato a periodici e quotidiani quali, tra gli altri, il 'Giornale Radio Rai', 'Lo Specchio', 'Il Mondo' e 'Panorama'. Ha ricoperto, in vari periodi, incarichi di Consigliere per l'informazione e l'editoria dei ministri del Lavoro, dell'Ecologia, delle Politiche comunitarie, dei Rapporti con il parlamento e della Giustizia. Ha curato le collane editoriali 'I quaderni' del Centro italiano studi sociali e 'Le Protagoniste' dedicata, sotto l'egida delle massime ostituzioni dello Stato, alla promozione delle Pari opportunità e delle donne attive nella società civile delle varie città d'Italia. Dal 2001 al 2010 è stato docente nel Master di giornalismo presso l'Università di Roma 'Tor Vergata'.


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