Raffaella UgoliniPovera signora May: è costretta a battersi come una leonessa britannica di sua Maestà, per riuscire a far comprendere che, sulla Brexit, l'Inghilterra rischia di finire nel baratro. Vicende curiose, quelle relative all'Unione europea, in cui è stato concesso diritto di parola a chi ritiene che un prelievo di sangue possa essere effettuato utilizzando le sanguisughe, come nel XVIII secolo. Senza l'accordo che la premier inglese ha chiuso in questi giorni con la commisisone europea, il Regno Unito subirebbe danni economici e commerciali da vero e proprio tracollo. E invece, fanno notizia coloro che vorrebbero uscire dall'oggi al domani, magari sbattendo la porta. Il Pil britannico, senza una rinegoziazione dei trattati commerciali attualmente in essere, rischia un default superiore al 10% da qui al 2035, poiché da sola non è in grado di competere con i giganti economici della globalizzazione. Lo dice un report del Governo inglese, il quale ha evidenziato come non esista un'opzione di 'uscita' in grado di mantenere la Gran Bretagna agli attuali livelli di ricchezza. Tuttavia, chi sino a ieri prevedeva tale plumbeo destino veniva regolarmente tacciato di speculazione politica, di bieca strumentalizzazione. Neanche a dirlo, adesso si scopre che, senza un accordo, l'Inghilterra ripiomberebbe, nel giro di pochi lustri, ai livelli della fine della seconda guerra mondiale, senza più poter contare, peraltro, sui suoi antichi 'dominions' coloniali. In pratica, senza più avere quasi 600 milioni di indiani da trattare come schiavi, ai quali imporre la produzione di merci pagabili con sterline d'argento, ma da rivendere in sterline d'oro o in dollari americani sui mercati internazionali. In sostanza, il Regno Unito rischia di gettarsi da un aereo in volo senza paracadute. Sia come sia, il rapporto del Governo May prefigura quattro scenari possibili, al netto degli sviluppi relativi all'accordo trovato in questi giorni con gli altri i 27 Paesi dell'Ue e che dev'essere ancora approvato dal parlamento britannico. Ebbene: anche nel caso migliore, cioè quello più conveniente, il prodotto interno lordo del Regno Unito, comparato con quello attuale, sarebbe annualmente inferiore del 2,1%. E anno dopo anno, l'Inghilterra si ritroverebbe a fare il 'vaso di coccio' tra quelli di 'ferro': Usa, Europa e Cina popolare. Lasciare l'Unione comporta, infatti, un ostacolo per gli scambi commerciali, generando una crescita molto più bassa di quella che il Regno Unito avrebbe avuto se fosse rimasto nell'Ue. Eppure, il gusto del paradosso e del darsi la 'zappa sui piedi' rischia di vincere su tutto, secondo una logica decisamente singolare dei rapporti commerciali. Sin dagli albori della civiltà, sono proprio i commerci a creare la prosperità di una nazione. L'antica Cartagine non sarebbe arrivata a sfidare Roma nel Mediterraneo, se non avesse sviluppato la propria vocazione al libero scambio. Nonostante ciò, continua l'attuale dominio della sub-cultura e delle fake news. Un dominio che non teorizza un ritorno all'agricoltura della vecchia società contadina, anziché investire su uno sviluppo sostenibile, bensì il suicidio di massa. Un'esagerazione la quale, anche in economia, è sinonimo di estremismo. Di certo, per noi europei, restare in una Ue senza più l'Inghilterra non è affatto un dramma. La questione, in fondo, è sempre andata da sé: niente sesso, sono inglesi.


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