Lorenza MorelloL'analfabetismo funzionale è un grande dramma italiano. Ed è, al contempo, la fortuna di chiunque sappia comunicare in modo efficace, perché ci può manipolare a piacimento. In primis, ovviamente, la politica. E' analfabeta funzionale più di un italiano su quattro. E l'Italia ricopre una tra le posizioni peggiori: penultima in Europa, per livello di competenze (solo la Turchia sta messa peggio di noi...). Gli analfabeti funzionali sono capaci di leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana. E qui si presta il fianco a chi, invece, ha competenze dal punto di vista della comunicazione e sa bene che il primo assioma della scuola di Palo Alto è che "non si può non comunicare". In altre parole, tutto ciò che noi facciamo è comunicazione. Anche quando tacciamo, perché lo facciamo attraverso la 'comunicazione non verbale'. Ora, l'intento di questo approfondimento è offrire uno spunto riflessivo intellegibile a tutti. Ovvero, tanto a coloro che questi strumenti li hanno, così come a chi non li ha. Ma per far questo, bisogna fare lo sforzo di stare con noi fino in fondo all'articolo, evitando di mettere in atto i meccanismi tipici dell'analfabetismo funzionale che sono: a) l'incapacità di sintetizzare un testo scritto; b) l'elaborazione dei contenuti solo attraverso la propria esperienza diretta. Godiamoci duqnue il 'viaggetto', lasciamo a casa i nostri preconcetti (ciascuno di noi ne ha, consapevolmente o meno...) e proseguiamo in questo tentativo, che ha il solo fine di stimolare il nostro pensiero critico ed è scevro da qualsiasi finalità politica o ideologica.

UN PAIO DI ESEMPI

Partiamo da un esempio concreto di analfabetismo funzionale applicato a una notizia che sta riempiendo i palinsesti di queste giornate: Matteo Salvini, attuale ministro dell'Interno, chiede un censimento dei Rom. Questa è la notizia di partenza. Ebbene, in men che non si dica, fior fior di giornalisti, esponenti politici di opposizione e con loro tanti (tra cui anche molti nostri amici) hanno iniziato con il mantra: "Si comincia sempre con il chiamarli censimenti e poi..." (sottintendendo: "Si finisce con le camere a gas..."). Ora, noi tutti ricordiamo di averlo fatto un censimento, qualche anno fa: se ci si sforza, lo possiamo ricordare. E possiamo anche dire che tutti i presenti regolari in Italia siano 'censiti', perchè hanno un documento d'identità, un codice fiscale e, spesso, (non sempre) una residenza. Quanto ai migranti (che arrivano qui da noi sui barconi, in aereo e in diversi modi...) se sono passati per una dogana hanno dovuto affrontare una procedura d'identificazione. Poi magari sono spariti, ma c'erano. Ebbene, lo Stato non solo ha il diritto di sapere chi c'è sul territorio, bensì ha il dovere di saperlo. Per la sicurezza e la tutela di tutti, nessuno escluso. Perchè coloro che non sono 'censiti', sono 'invisibili'. E gli 'invisibili' non hanno diritti. Gli 'invisibili' fanno figli che non hanno assistenza sanitaria e che non vanno a scuola (e spesso li troviamo in strada a elemosinare o simili) e aumentano le fila di tutto ciò che, in questo Paese, non funziona e che fa sì che al potere vada chi cavalca i populismi, tipo: "Sono tutti irregolari e sono venuti qui solo per rubare". Bene, per evitare tutto questo, sapere chi e quante persone abbiamo di fronte è solo il primo passo. E adesso passiamo a un'altra notizia, che i media e i vari 'leoni da tastiera' si sono persi: i censimenti nei campi nomadi ci sono già stati, quindi Salvini non sta chiedendo nulla di nuovo. Solo che, da buon comunicatore, ha saputo parlare alle viscere di quell'elettorato, che si è rivolto a lui perché convinto che il suo personale disagio sia stato causato da quella sinistra del "li accogliamo tutti", che avrebbe fatto sì che il lavoro che molti non hanno più, glielo abbia portato via "l'uomo nero" (ché in fondo è facile da usare come spauracchio che s'infila nelle favole per bambini, per farli stare buoni e ottenere ciò che si vuole...). Sì, i censimenti li hanno già fatti. Questa è la risposta con cui qualche politico serio e preparato avrebbe dovuto prontamente replicare a Salvini. Invece, da tutte le parti (maitre à penser inclusi) sono solo partite 'tiritere mielose' e slogan che, proprio in quanto slogan, non entrano nel merito della questione e, soprattutto, non risolvono il problema. La vera questione non è il mezzo (il censimento), ma l'uso che se ne fa. Se l'uso ha una finalità discriminatoria, dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Ma se così non è, non c'è ragione per opporsi preventivamente.

CONCLUSIONI

Noi dobbiamo pretendere che tutti i presenti in Italia siano identificati (o censiti...): ne va della tutela e della sicurezza di tutti. Li ricordiamo gli 'strali' che si alzavano quando, non molto tempo fa, dopo ogni attentato o minaccia dell'Isis, risultava che "qualche clandestino non identificato, a spasso per l'Europa" era giunto fino a noi e si stava strutturando? Adesso, molte tra quelle stesse persone (lo dicono i dati) sono le stesse che alzano gli 'scudi' contro Salvini: le stesse identiche persone. Gli analfabeti funzionali, appunto. E allora, che fare? Bisognerebbe ripartire da qui, dall'istruzione. Perchè un popolo ignorante è un popolo soggiogato, che chiunque, con un po' d'astuzia, può comandare a piacimento. Non a caso, peggio di noi c'è solo la Turchia, dove si è instaurato un nuovo totalitarismo, le cui derive non le abbiamo ancora viste tutte. Ma il problema è nostro, di tutti noi, nessuno escluso.


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