Vittorio LussanaIl benessere abitativo è quel fattore soggettivo, tipico di ogni singolo individuo, in base al quale è possibile misurare, in termini statistici, il grado medio di 'comfort' che si vive all'interno della propria casa. Essendo un fattore individuale, esso viene determinato da alcuni parametri i quali, sotto il profilo scientifico, conducono verso funzioni matematiche indicatrici di alcune tendenze, non certo di una formula unica, valida per tutti. Ciò non significa che di tale argomento non se ne debba parlare, poiché si tratta di una tematica strettamente legata a quella tutela paesaggistica, culturale e ambientale del Paese, che sembra penetrare con fatica nei 'cervelli' degli italiani. In passato, il benessere abitativo non era più di tanto ricercato: sembrava un fattore casuale, che derivava da una serie di coincidenze fortunate. Invece, si tratta di una serie di aspetti di cui bisogna tener conto, soprattutto in fase di progettazione e costruzione dei nuovi nuclei abitativi. Sino agli anni '80 del secolo scorso, la questione principale, soprattutto nelle grandi metropoli, era infatti quella di assicurare alla gente uno spazio in cui poter vivere riparati dalle intemperie, che fosse poco distante dal luogo di lavoro e che permettesse la creazione di una famiglia. Oggi, invece, dati i ritmi frenetici della nostra vita quotidiana, l'abitazione è diventata un posto in cui svolgere anche altre attività: dalle riunioni di lavoro, ai ricevimenti in cui intrattenere relazioni pubbliche e sociali, fondamentali soprattutto per l'esercizio di alcune professioni. In buona sostanza, si è passati da un piano materialistico, a quello della ricerca di una miglior qualità della vita, ormai divenuta un obiettivo fondamentale, da valutare già in fase di progettazione e costruzione. Per raggiungere dei buoni standard di benessere abitativo ed elevati valori di comfort è necessario combinare tra loro alcuni elementi: a) il luogo, ovvero la città, la tipologia di quartiere, la preferenza per una zona residenziale o urbanizzata, oppure ancora industriale; b) la tipologia di fabbricato, cioè la struttura stessa dell'abitazione in base ai materiali con i quali la si vuol costruire, oppure le finiture, i colori, le luci, le proporzioni e la posizione degli ambienti di cui un appartamento che si intende acquistare è dotato; c) i valori di efficienza, vale a dire la tipologia della sua impiantistica di sicurezza e l'appartenenza dell'abitazione a una determinata fascia di consumo energetico; d) i fattori emotivi, ossia il desiderio di possedere un appartamento a seconda delle proprie necessità, dei propri gusti personali, dei diversi 'istinti abitativi' delle persone; e) i fattori ambientali, dunque la capacità dei materiali con i quali la casa è costruita di trattenere il caldo in inverno e di consentire una buona circolazione aerea in estate, oppure il suo posizionamento nelle vicinanze di un corso d'acqua o in vallate di montagna eccessivamente isolate, oppure ancora in aree caratterizzate da 'microclimi' particolari e diversificati. Oltre a tali fattori, ve ne sono ovviamente anche altri che dipendono da persona a persona, da elementi di natura culturale e ambientale, dalla tipologia morfologica, geologica e persino geografica del comune di residenza. Tuttavia, quel che qui ci preme sottolineare è il dato di un'Italia ancora piuttosto arretrata, in questo settore: mentre il nord si sta via via trasformando, grazie a ristrutturazioni assai più congeniali e pannelli solari sui tetti di quasi tutte le abitazioni dell'area 'lombardo-veneta', il resto del Paese è fermo, in larga parte, agli anni '80 del secolo scorso, con infissi in alluminio ormai obsoleti e manutenzioni completamente tralasciate. Come al solito, i proprietari di casa e le loro organizzazioni di rappresentanza hanno accusato la politica italiana e l'Unione europea di non aver realizzato quelle politiche di incentivazione e sgravio fiscale che avrebbero potuto favorire l'attuale esigenza di cambiare il 'volto' dell'Italia. Ma anche in questo caso, ciò non è affatto vero: la causa originaria di un'Italia che sta lentamente 'cadendo a pezzi' risiede nella nostra avidità e nella mancanza di cultura abitativa, paesaggistica e territoriale di una buona parte del Paese, che per mentalità conservatrice sembra convinto che il tempo non esista e che gli anni non passino mai. In particolare, il dato della mancanza di una cultura del benessere abitativo è quello che ci appare più grave di tutti, poiché proveniamo da un periodo in cui ci si è a lungo adagiati sugli 'allori' del nostro patrimonio agroalimentare: meno 'reality' dedicati al cibo e qualche trasmissione divulgativa in più sulla manutenzione delle case e la loro 'architettura d'interni' sarebbe una scelta assai apprezzata. Attendiamo, dunque, fiduciosi una di quelle 'folgorazioni' che in genere, qui da noi, rimettono ogni cosa al posto giusto. Anche se, come al solito, con notevole ritardo.

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Direttore responsabile di www.laici.it e della rivista mensile 'Periodico italiano magazine' (www.periodicoitalianomagazine.it)
(editoriale tratto dalla rivista 'Periodico italiano magazine' n. 38 - aprile 2018)


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Cristina - Milano - Mail - martedi 17 aprile 2018 6.12
Bello!
Carlo Cadorna - Frascati - Mail - lunedi 16 aprile 2018 5.35
Articolo interessante! Ma non parla di quello che forse sarÓ il problema principale: la vita limitata delle strutture in cemento.


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