Silvia MattinaIl collettivo Argonl'Accademia d'Arcadia hanno esplorato un nuovo linguaggio performativo per tratteggiare una figura che è stata quanto mai emblematica nell'ambito della storia dell'arte: quella di Artemisia Gentileschi. L'idea originaria risale al 2012, in occasione del Festival Mito di Milano/Torino, ma si è evoluta nel corso degli anni in questa nuova versione, presentata l'anno scorso al CRT Teatro dell'Arte in occasione della XXI Triennale di Milano. La struttura attuale dello spettacolo va oltre i confini del teatro e diventa una sorta di 'lungometraggio con prologo': un montaggio di scene in cui la sinergia tra arte e musica dal vivo, che rispecchia perfettamente il gusto del collezionismo di molti cardinali romani (Maria del Monte) e quell'idea di elevazione dell'animo umano presente nei quadri di alcuni grandi pittori (Caravaggio) dell'inizio del XVII secolo. Si esce dagli schemi del tradizionale documentario biografico e si entra in un territorio sperimentale, in cui vengono proiettati tredici grandi quadri, corrispondenti a tredici tappe della vita, accompagnati e sincronizzati da brani di musica antica. Da Monteverdi a Castello, passando per Strozzi, Landi e Falconieri, le melodie seicentesche sono suonate con strumenti originali dall'Ensemble Accademia d'Arcadia e interpretate dalla soprano Silvia Frigato, mentre la proiezione scorre in sequenze e il viaggio del pubblico inizia. L'inserimento del prologo dell'attore del collettivo, Monero Callegari, contribuisce in modo essenziale a introdurre il temperamento di Artemisia, rievocata attraverso la lettura di parti del romanzo di Anna Banti, moglie dello storico dell'arte Roberto Longhi, che la definisce: "Donna eccezionale, né sposa né fanciulla". Il verbo 'bruciare' ricorre spesso tra le espressioni usate da Monero Callegari per rappresentare la produzione della pittrice, ma è anche un termine che assume diverse declinazioni durante l'intera proiezione. L'ardente curiosità dello spettatore divampa fin dall'inizio, con la sequenza di quadri che bruciano lentamente e inesorabilmente: tutto si fa cenere fino a scomparire nel vuoto, metafora della mancanza d'amore nella vita della donna. Nei quadri più rappresentativi e centrali della sua carriera artistica, Artemisia ricerca disperatamente un posto nella società: dall'affetto dai suoi cari, al rapporto con il padre, spesso distante e scontroso alla rivendicazione della sua dignità come donna. Ciascuna tappa, nel video, ha il suo titolo, che rappresenta le parole o le persone chiave che hanno segnato il suo destino di donna e di pittrice. Il padre è una presenza costante e importante per Artemisia, che dialoga simbolicamente con lui fin dalla prima scena, 'Museum', quando i due sono seduti uno di fronte all'altro e si scambiano profondi sguardi, quasi a ricordare l'emozionante incontro tra Marina Abramovich e Ulay al MoMa. Il sodalizio affettivo viene esplorato nel successivo episodio, 'Casino delle Muse', in cui Artemisia si arrampica tra le impalcature per sedersi su una trave accanto a Orazio e realizzare le celebri figure femminile musicanti per Scipione Borghese. Proprio in quest'occasione, lo sguardo della giovane si posa su Agostino Tassi, pittore e collaboratore del padre, che appare in questa fase come una figura carismatica per Artemisia. Nell'ambientazione dell'episodio 'Bath', lo spettatore comincia a intravedere l'inquietante ossessione di Tassi nei confronti della figlia di Orazio. Quest'ultima sembra percepire di essere spiata nella sua intimità, mentre ha appena finito di lavarsi. In 'Fare dark', il Tassi si rivela per quello che è realmente: "Uno smargiasso, un avventuriero, un soggetto da galera", come lo definisce Luciano Berti in 'Artemisia'. Le inquadrature ristrette ai mezzi busti e 'l'urlo sordo' di Artemisia caricano il momento dello stupro di un alto tasso drammaticità e di coinvolgimento emotivo. Le rappresentazioni successive sono tutte proiezioni di una ferita incolmabile: Artemisia si aggira in una stalla con le vesti e le mani completamente piene di sangue, mentre sfinita sviene tra le mosche e gli animali, che sottolineano la sporcizia con la quale il suo corpo è stato corrotto per sempre. Un animo errante nella rabbia e nella smania, quasi ossessiva e convulsiva. L'attrice trova il personaggio attraverso l'intensità delle espressioni e la forza delle azioni, in una cornice di poetica dolcezza ed estetica ricercatezza. La logica maschilista e quella dell'omertà diffusa nella società romana del seicento non impedisce alla donna di denunciare Agostino e di affrontare così le numerose dicerie degli uomini, che colgono l'occasione per diffamarla accusandola di esser stata consenziente. Le riprese finali sottolineano la messa in scena del più simbolico tra i quadri dell'artista, 'Giuditta che taglia la testa di Oloferne', in cui una cruenta e fredda Artemisia taglia ripetutamente la testa del Tassi, che emblematicamente rappresenta la continua lotta di una donna contro i pregiudizi del suo tempo.

Trailers
https://youtu.be/Rh_poFH0dNk
https://youtu.be/0O_ryjPQeUs
https://youtu.be/rlgwt4K7N5Q

Siti web
www.etmanchipieta.com
www.anagoor.com
www.fondazionearcadia.org


ET MANCHI PIETA'
Introduzione: Moreno Callegari
Musica: Lorenzo Allegri, Claudio Monteverdi, Giovanni Maria Trabaci, Tarquinio Merula, Giovanni Battista Fontana, Andrea Falconieri, Luigi Rossi, Barbara Strozzi, Stefano Landi, Dario Castello
Musiche dirette e arrangiate da: Alessandra Rossi Lürig ed eseguite dall'Ensemble Accademia d'Arcadia con la partecipazione straordinaria del soprano Silvia Frigato
Concept video, riprese e scenografie: Simone Derai, Moreno Callegari, Marco Menegoni/Anagoor
Soggetto e regia: Simone Derai
Produzione: Fondazione d'Arcadia/Anagoor 2012


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Elisabetta Meata - Lazio - Mail - giovedi 18 maggio 2017 3.41
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